Denunciamo con forza il sequestro della flottiglia civile in acque internazionali da parte dello Stato di Israele. Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ennesima violazione del diritto internazionale e di un atto di aggressione contro una missione civile e umanitaria.
Colpire imbarcazioni non armate significa colpire la solidarietà, intimidire chi difende i diritti umani e tentare di imporre con la forza una logica di dominio che la comunità internazionale non può più tollerare.
Basta ambiguità, basta silenzi: chiediamo l’immediato rilascio di tutte le persone fermate e delle imbarcazioni sequestrate, e l’avvio di un’inchiesta internazionale indipendente che accerti le responsabilità.
Chiamiamo in causa direttamente l’Unione Europea e, in particolare, i governi di Germania e Italia: non è più tempo di dichiarazioni vuote. È il momento di agire, con misure concrete e vincolanti, per far rispettare il diritto internazionale.
Pretendiamo che le Nazioni Unite assumano un ruolo immediato e operativo, valutando l’invio di forze di interposizione sotto mandato internazionale per la protezione dei civili e la difesa dei diritti umani nei territori palestinesi e in Libano.
Non accettiamo che la legalità internazionale venga piegata agli interessi di potenza. Non accettiamo che la solidarietà venga criminalizzata. Non accettiamo che i diritti umani vengano calpestati nell’indifferenza generale.
La comunità internazionale ha una responsabilità: intervenire ora, con determinazione, per fermare le violazioni e ristabilire il rispetto del diritto.
Chi tace oggi è complice.
